di Paolo Valentino - Il Corriere della Sera
Lo straight talk, il parlar chiaro di cui John McCain va fiero, diventa un problema per il candidato repubblicano. Uno dei suoi più importanti consiglieri è stato costretto ieri a fare pubblica ammenda, dopo aver affermato che un attacco terroristico contro gli Stati Uniti tornerebbe a beneficio di McCain. Ma le sue scuse non sono bastate a chiudere l’episodio e la campagna di Barack Obama è riuscita a tener sotto pressione gli avversari, continuando ad accusarli di far ricorso alla «politica della paura» seguendo l’esempio di George W. Bush.
Un nuovo atto di terrore «sarebbe certamente un grande vantaggio per McCain», aveva detto in un’intervista a Fortune Charlie Black, stratega politico celebre e controverso, anche per la sua attività parallela di lobbysta. E per sostenere l’argomento, aveva aggiunto che l’assassinio di Benazir Buttho nel dicembre scorso era stato in realtà d’aiuto per il senatore repubblicano, spostando il dibattito sulla sicurezza nazionale e facendogli vincere le primarie del New Hampshire il 9 gennaio: «La sua capacità di analizzarlo sottolineò che era il candidato pronto a essere presidente dal primo giorno ».
Un’accesso di franchezza, quello del consigliere di McCain, pagato caramente. «Una completa disgrazia, esattamente il genere di politica divisiva e cinica che vogliamo cambiare », ha detto Bill Burton, portavoce di Obama. Mentre Richard Ben-Veniste, uno dei membri della commissione d’indagine sugli attacchi dell’ 11 settembre, ora al fianco di Barack, ha imputato ai repubblicani di voler, come nel 2004, «usare il terrorismo per trarne vantaggi politici».
Il campo di McCain ha cercato di contenere il danno. Un po’ incredulo, il senatore repubblicano ha affermato: «Non posso immaginare come abbia potuto dirlo, non conosco il contesto, ma se lo ha detto, sono in forte disaccordo». Black si è profuso in un mea culpa davanti ai media: «Mi dispiace per il commento. Era inappropriato».
Ma il danno era ormai fatto e non è stato da poco. La gaffe ha infatti invaso tutti i network, oscurando quello che secondo gli strateghi di McCain avrebbe dovuto essere il messaggio del giorno: la proposta di istituire un premio di 300 milioni di dollari al primo individuo o azienda, che riuscirà a produrre una nuova super- batteria a lunga durata per le auto, consentendo risparmi energetici e riducendo la dipendenza del Paese dal petrolio. «Sono errori inutili e non provocati — ha commentato George Stephanopoulos su Abc — ma la campagna di McCain sembra incapace di evitarli ».

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