di Peter Dale Scott - Global research

L’inimmaginabile – che elementi appartenenti allo Stato cospirassero insieme a dei criminali per uccidere civili innocenti – è divenuto non solo immaginabile, ma anche un luogo comune nell’ultimo secolo. Un esempio significativo è stata l’Algeria francese, dove elementi dissidenti delle forze armate francesi, opponendosi ai piani del generale De Gaulle per l’indipendenza algerina, si sono organizzati nella Organizzazione Segreta dell’Esercito ed hanno attaccato indiscriminatamente i civili, prendendo a bersaglio anche scuole ed ospedali1. Alcuni oppositori come Alexander Litvinenko, che è stato poi ucciso a Londra nel novembre 2006, hanno sostenuto che gli attentati del 1999 contro edifici residenziali intorno a Mosca, attribuiti ai separatisti ceceni, in realtà sono stati opera del servizio segreto russo (FSB)2.

Attacchi similari in Turchia hanno dato origine al concetto di uno “Stato nello Stato”3 extra-legale, una combinazione di forze che spazia da ex membri di Gladio, un’organizzazione della Cia, ad “una vasta matrice di funzionari della sicurezza e dell’intelligence, membri ultranazionalisti della criminalità turca e rinnegati del PKK4”, il movimento separatista curdo. Lo Stato nello Stato, finanziato in parte dal traffico di eroina turco, è stato accusato dell’uccisione di migliaia di civili in incidenti come l’attacco dinamitardo del novembre 2005 contro una libreria di Semdinli. Questo attacco, inizialmente attribuito ai PKK, si è scoperto essere stato messo in atto da membri da membri del servizi segreti della polizia paramilitare, insieme ad ex membri del PKK diventati informatori5. Il 23 aprile 2008, all’ex ministro degli Interni Mehmet Agar è stato imposto di sostenere un processo per il suo ruolo in questa guerra sporca degli anni 906.

Nel mio libro The Road to 9/11 ho proposto l’esistenza, almeno a partire dalla Seconda Guerra Mondiale, se non da prima, di un analogo Stato nello Stato americano, anch’esso composto di ufficiali dei servizi e da elementi del crimine dediti al traffico di droga7. Ho anche indicato i decenni di collaborazione tra lo Stato nello Stato americano e al Qaeda, un’organizzazione terrorista le cui attività di narcotraffico sono state minimizzate dal Rapporto della Commissione 11 settembre e dai media ufficiali americani8.

Resta ancora da spiegare il fatto, anomalo e non preso in considerazione, che l’addestratore dei dirottatori di al Qaeda, Ali Mohamed, fosse contemporaneamente un agente doppio che faceva capo all’Fbi e che quasi certamente aveva mantenuto dei legami con la Cia, che lo aveva usato come agente e lo aveva aiutato a venire in America negli anni 809. Non c’è dubbio che Ali Mohamed abbia organizzato gli attacchi all’ambasciata [americana] in Kenya; e che lo abbia fatto dopo che la polizia canadese, che lo deteneva a Vancouver insieme ad una altro noto terrorista, ha rilasciato Mohamed su direttiva dell’Fbi10.

Partendo da queste premesse storiche di collaborazione, offrirò un’ipotesi per una loro ulteriore indagine: che lo Stato nello Stato americano sia in qualche modo implicato con al Qaeda nell’atrocità dell’11 settembre; e che questo aiuti a spiegare l’intenso coinvolgimento della Cia e di altre agenzie americane nel successivo insabbiamento.

Sibel Edmonds, ex traduttrice turco-americana dell’Fbi, ha pubblicamente indicato un collegamento di al Qaeda e ufficiali americani al traffico di eroina che sta alla base dello Stato nello Stato turco. Sebbene le sia stato impedito di parlare direttamente da un ordine straordinario di un tribunale11, le sue dichiarazioni sono state raccolte da Daniel Ellsberg:

Al Qaeda – citano queste interviste – è finanziata al 95% dalla droga… un traffico di droga verso cui il governo americano chiude un occhio, che ha ignorato, perché coinvolge pesantemente i nostri alleati e le nostre risorse, come Turchia, Kirghizistan, Tagikistan, Pakistan, Afghanistan… tutti gli Stan… ad un traffico di droga dove l’oppio parte dall’Afghanistan, è lavorato in Turchia e spedito in Europa, dove fornisce il 96% dell’eroina, da albanesi, sia in Albania che Kosovo… albanesi musulmani in Kosovo… fondamentalmente UCK, l’Esercito di Liberazione del Kosovo, che noi abbiamo fortemente sostenuto in quella situazione alla fine del secolo12… Sibel dice che valige di contanti sono state consegnate al Presidente della Camera dei Rappresentanti, Dennis Haster, a casa sua, vicino a Chicago, da elementi turchi, sapendo che molti di quei soldi provenivano dal narcotraffico13.

Nel 2005 le accuse di Sibel Edmonds sono state in parte riportate da Vanity Fair. Il giornale ha rivelato che la Edmonds ha avuto accesso ad intercettazioni dell’Fbi di conversazioni tra membri del Consiglio Turco-Americano (ATC) riguardo alla corruzione di ufficiali americani e riguardo “a qualcosa che sembrava un riferimento ad ingenti spedizioni di droga ed altri crimini.”14

11 settembre: non un colpo di Stato, ma una delle azioni dello Stato nello Stato

Nel 2003 il giornalista italiano Maurizio Blondet ha pubblicato un libro dal titolo 11 settembre: colpo di Stato (Milano, ed. Effedieffe, 2002)15. Nel corso degli anni l’idea dell’11/9 come colpo di Stato è stata sostenuta da molti osservatori, compreso Gore Vidal16. Nel maggio 2008 la ricerca su Google di “colpo di stato + 11/9” produceva 297.000 risultati. Uno dei risultati più recenti, di Ed Encho, suggerisce che il cuore del colpo di Stato possa essere stata l’introduzione, l’11 settembre, senza dibattito e nemmeno la notizia, dei cosiddetti ordini di “continuità di governo” (COG) – degli ordini segreti tutt’ora sconosciuti ma con implicazioni di carattere costituzionale17. Senza ombra di dubbio, come afferma il Rapporto della Commissione 11/9, i COG, il frutto di 20 anni di collaborazione segreta tra Rumsfeld e Cheney, sono stati resi operativi l’11 settembre18. Come vedremo, semplicemente non è chiaro cosa significhi, oggi come allora. Ma alcuni giornalisti hanno dichiarato che le prime versioni dei COG comprendevano la sospensione della costituzione19.

In ogni caso definire l’11 settembre un colpo di Stato marca eccessivamente la differenza tra la presente condizione di debolezza dello Stato e la condizione, sui cui si è lavorato negli anni, decenni, per arrivare a questo finale. Per mezzo secolo la costituzione e le leggi dello Stato sono state prima eluse, poi erose, quindi progressivamente sfidate e sovvertite da parte delle forze dello Stato nello Stato. Vorrei suggerire che questa erosione è stata ottenuta in parte attraverso una serie di importanti azioni dello Stato nello Stato nella storia del dopoguerra americano – aspetti dei quali (era chiaro fin dall’inizio) saranno persino ignorati o soppressi dai media ufficiali.

La storia recente ha visto molti eventi di questo genere, come l’assassinio di John F. Kennedy, che sono talmente inspiegabili in base alle conoscenze pubbliche della politica americana che la maggior parte degli americani tende a non pensarci nemmeno. La maggior pare di loro accetta la spiegazione superficiale, anche se sospettano che non sia vera. E quando altri dicono di credere che “Oswald ha agito da solo”, probabilmente lo fanno con la stessa, confortevole ma irrazionale, mentalità di chi crede che Dio premierà il giusto e punirà il malvagio.

Così da un lato dobbiamo vedere un’America che ha raggiunto una condizione di palese restrizione dei tradizionali diritti civili mai vista prima – come quando l’ex Procuratore Generale Gonzalez ha detto ad uno sbalordito comitato parlamentare che “nella costituzione non viene espressa chiaramente la garanzia all’Habeas Corpus.”20 Allo stesso tempo, dobbiamo vedere che l’11/9, come evento inspiegabile o coperto che ci spinge via dalla normalità costituzionale verso un’inutile stato di polizia permanente, non è senza precedenti. Fa parte di una serie di eventi similmente non spiegati, ognuno dei quali ha avuto lo stesso risultato, che ci riportano indietro all’incidente del Golfo del Tonchino, all’assassinio di Kennedy ed all’ormai dimenticato inizio della Guerra di Corea.

La “sorpresa” simulata dall’amministrazione Bush per l’attacco dell’11/9 è del tutto analoga alla “sorpresa” simulata dall’amministrazione Truman allo scoppio della guerra in Corea il 25 giugno 1950. Lo storico Bruce Cumings, in un libro di 957 pagine, ha ricordato il curioso comportamento tenuto dai più alti livelli delle istituzioni nelle settimane precedenti.

La Cia, il 14 giugno, prevede la possibilità di un’invasione della Corea del sud in qualsiasi momento. Nessuno lo mette in dubbio. Cinque giorni dopo, prevede un’imminente invasione […]. Ora, Corson […] dice che il rapporto del 14 giugno era giunto a conoscenza di “circoli informati” e così “si temeva che gli oppositori dell’amministrazione al Congresso potessero sollevare la questione pubblicamente. Di conseguenza, la Casa Bianca prese la decisione di informare il Congresso che tutto andava bene in Corea.” Non era forse da aspettarsi che al Congresso venisse detto che tutto non andava bene in Corea? Certo, a meno che l’obiettivo non fosse avere un Congresso sorpreso ed indignato.21

Nella sua esaustiva analisi delle origini della guerra, Cumings vede questo inganno verso gli Usa da parte parte degli alti livelli istituzionali come una risposta ad eventi manipolati, che a loro volta erano la risposta alla minaccia di una imminente espulsione da Taiwan del Kuomintang (KMT), il partito nazionalista cinese, insieme ad una pacifica riunificazione della Corea. I dettagli sono complicati, ma non meno rispetto all’11 settembre, a causa del coinvolgimento del KMT, finanziato dall’oppio.

Alla fine di giugno, [il segretario di Stato Dean] Acheson e Truman erano gli unici alti funzionari a tirarsi indietro dalla difesa della Repubblica di Cina [Taiwan]… Sir John Pratt, un inglese con 40 anni di esperienza al servizio consolare cinese e al Far East Office, nel 1951 scrisse: “Il governo di Pechino ha pianificato di liberare Formosa il 15 luglio e, a metà giugno, è giunta notizia al Dipartimento di Stato che il governo di Syngman Rhee in Corea del sud si stava disintegrando. I politici da ambo le parti del 38 parallelo stavano preparando un piano per rovesciare Syngman Rhee e apprestare un governo unito per tutta la Corea.” Così l’unica via di uscita per Chiang Kai-shek, leader del KMT era che Rhee attaccasse il nord, cosa che alla fine spinse Acheson a dare la precedenza alla difesa della Cina nazionalista [di Taiwan]22.

Intanto verso la fine di giugno, in Corea del sud, un rappresentante dell’ambasciata australiana spediva rapporti quotidiani, dicendo che “pattuglie del sud si spingevano verso nord nel tentativo di attrarre il nord in un inseguimento. Plismoll avvertì che questo poteva condurre alla guerra ed era chiaro che c’era anche un certo grado di coinvolgimento americano.” Secondo l’ex Primo Ministro australiano Gough Whitlam “le prove erano sufficientemente fondate per il Primo Ministro australiano da autorizzare un telegramma a Washington che esortava a non incoraggiare il governo della Corea del sud.23

Cumins fa notare anche gli avvertimenti della fine di aprile da parte di un diplomatico americano, Robert Strong, secondo cui “misure estreme possono essere tentate da parte del governo nazionalista cinese per coinvolgere gli Usa in una guerra guerreggiata come mezzo per salvare sé stesso.24” In capitoli troppo complessi per essere riassunti in questa sede, Cumins espone gli intrighi di molti sostenitori di Chiang, compresi la “lobby cinese” a Washington, il generale Calire Chennault e la sua allora quasi defunta CAT (più tardi conosciuta come Air America), il generale William Donovan, ex capo dell’OSS, ed il generale del Giappone MacArthur ed il suo capo dell’intelligence Charles Willoughby. Cumings fa notare la visita a Seul di due generali di Chiang, una delle quali avvenuta con un aereo militare americano proveniente dal quartier generale di MacArthur. E conclude che “Chiang poteva aver trovato […] nella penisola coreana la provocazione per una guerra che salvasse il suo regime [a Taiwan] per altri 2 decenni.”

Chiunque abbia letto con attenzione fino a questo punto e non crede che Willoughby, Chiang, Wu Tieh Cheng [generale di Chiang e suo emissario a Seul], Yi Pōm-sōk, [Syngman] Rhee, Kim Sōk-won, Tiger Kim e il loro giro fossero capaci di cospirare per provocare una guerra, non può essere convinto da alcuna prova.

Cumins aggiunge che gli anticospirazionisti americani “sono in preda a quella che si può definire la fallacia del cinismo insufficiente”… un’accusa che può essere riutilizzata, se si potrà mai dimostrare che anche l’11 settembre è stato “una cospirazione per provocare una guerra.25

11/9, il Golfo del Tonchino e l’assassinio di JFK

Nel 1964 il Congresso ha approvato la Risoluzione del Golfo del Tonchino, in risposta alle assicurazioni del Segretario della Difesa McNamara secondo qui c’era “prova inequivocabile” di un secondo “attacco non provocato” contro cacciatorpedinieri americani. Oggi sappiamo che questo secondo attacco non ci fu, ma che le azioni di disturbo combinate dei motoscafi della Cia e dei cacciatorpedinieri Usa nelle acque del Vietnam del nord erano così provocatorie da spingere ad un altro. George Ball, che all’epoca era Sottosegratario di Stato, nel 1977 commenterà in una intervista alla BBC:

Molte delle persone che erano legate alla guerra cercavano ogni scusa per iniziare i bombardamenti. L’invio di un cacciatorpediniere nel Golfo del Tonchino è stato soprattutto una provocazione. […] C’era la sensazione che se il cacciatorpediniere avesse avuto qualche problema, questo avrebbe fornito la provocazione di cui avevamo bisogno26.

Questa azione sotto copertura del Golfo del Tonchino presenta molte affinità con l’azione sotto copertura della Corea del 1950. Il Golfo del Tonchino può anche essere analizzato in tre fasi distinte: l’inganno del Congresso da parte di alti funzionari governativi, preceduto da intrighi provocatori in Asia e rinforzato dalla manipolazione dei rapporti all’interno dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA). (Tutte e tre le fasi possono essere ritrovate nelle manovre provocatorie della nave spia USS Pueblo, in un incidente o azione sotto copertura che non ha portato, come alcuni chiaramente volevano, ad una risposta militare contro la Corea del nord.)27

Ora sappiamo da un resoconto ad uso interno della NSA recentemente desecretato che il 4 agosto 1964 la NSA possedeva 122 SIGINT28 che, messi insieme, indicavano chiaramente che non c’era stato alcun secondo attacco vietnamita il 4 agosto: “Quella notte la marina di Hanoi non era impegnata in altro se non nel salvataggio di due delle navi danneggiate il 2 agosto.” Ma di questi 122 SIGINT, solo 15 vennero forniti alla Casa Bianca – “solo i SIGINT che sostenevano l’affermazione secondo cui i comunisti avevano attaccato i due cacciatorpedinieri.”29

Nel frattempo, alla Cia, “nel pomeriggio del 4 agosto, l’analista esperto di Nord Vietnam […] aveva concluso che probabilmente nessuno aveva sparato contro le navi americane. Aveva incluso un paragrafo a riguardo nella nota per il Bollettino di Intelligence Aggiornata, che sarebbe stato spedito alla Casa Bianca e ad altre agenzie chiave e che sarebbe stato stampato la mattina successiva. E poi è successo qualcosa di veramente unico. Il Direttore dell’Ufficio dell’Intelligence Aggiornata, un ufficiale anziano, […] è sceso nei meandri dell’agenzia per ordinare che il paragrafo venisse cancellato, con questa spiegazione: “Non lo diremo al presidente Johnson adesso. Ha già deciso di bombardare il Vietnam del nord.”30

Gli eventi paralleli alla NSA e alla Cia illustrano come una comune mentalità burocratica, od una propensione all’escalation militare, possa generare risposte sinergiche in ambienti diversi, senza che ci sia necessariamente una collusione cospirativa tra le due agenzie.

Di non secondario interesse è il fatto che la Cia negli anni 60 avesse ancora ufficiali anziani che credevano che prima o poi un confronto con i comunisti cinesi fosse inevitabile ed aveva rinnovato la vecchia proposta del generale Chennault di un attacco su larga scala da parte di Chiang contro la terraferma cinese31. Ciò sembra spiegare una serie di manipolatorie mosse di escalation in Laos, poco prima degli incidenti del Golfo del Tonchino, con una spinta similare verso l’espansione della guerra americana oltre il Vietnam del sud. Nel 1963-64 si notano ancora, come nel 1950, elementi locali del Kuomintang, in questo caso forze direttamente coinvolte nel traffico di oppio32.

Come per l’11 settembre, il paradosso tra la tranquillità di facciata e i segnali di allarme è palese come lo era nel 1950. Persino il Rapporto della Commissione 11/9 riconosce che durante l’estate del 2001 “il sistema era in allarme rosso” a causa di un attacco di al Qaeda. Questa presa d’atto smentisce ampiamente l’affermazione di Condoleeza Rice del maggio 2002: “non credo che nessuno avrebbe potuto prevedere che queste persone avrebbero […] provato ad usare un aeroplano come un missile, un aereo dirottato come un missile”33. Tuttavia nel mezzo della crisi la Cia, nell’agosto 2001, stava nascondendo platealmente delle prove fondamentali all’Fbi che, se condivise, avrebbero aiutato l’Fbi nei suoi sforzi per localizzare uno dei presunti terroristi, Khaled al-Mihdar. Nascondere questi documenti spinse un agente dell’Fbi a prevedere a quel tempo, con precisione, che “un giorno qualcuno morirà”34.

Come spiegato nella prossima riedizione aggiornata del mio libro The War Conspiracy, il fatto che la Cia abbia colpevolmente nascosto prove fondamentali all’Fbi ricalca da vicino il fatto che la Cia non abbia passato all’Fbi importanti informazioni riguardo a Larry Lee Oswald nell’ottobre 1963. L’ex direttore dell’Fbi Clarence Kelly nelle sue memorie ha lamentato che questo è stato il motivo principale per cui Oswald non venne messo sotto sorveglianza il 22 novembre 196335. In altre parole, se la Cia non avesse nascosto queste informazioni, né l’assassinio di Kennedy né l’11/9 avrebbero potuto svolgersi nel modo in cui si sono svolti.

Pur senza comprendere i dettagli, possiamo certamente concludere che le operazioni della Cia – lo Stato nello Stato – erano in qualche modo implicate, che abbiano attivamente cospirato o meno, nei retroscena sia dell’assassinio di Kennedy sia del 11/9. Riguardo al fatto che la Cia non abbia passato informazioni all’Fbi riguardo ad Oswald, persino un ufficiale della Cia, Jane Roman, ha convenuto che ciò indica “una qualche specie di interesse operativo per la documentazione su Oswald [da parte della Cia].”36 Lawrence Wright, commentando nel New Yorker riguardo ad un analogo trattenimento di informazioni riguardo ad al-Mihdar è giunto alla medesima conclusione, che cioè “la Cia possa aver protetto un’operazione all’estero e temeva che l’Fbi potesse scoprirla.”37

In breve, da queste prospettiva, l’11 settembre non è un fatto interamente senza precedenti nella storia americana. Non dovrebbe essere visto come una singola diversione da un ordinamento costituzionale – un colpo di Stato – ma come un altro inspiegato evento dello Stato nello Stato, dello stesso tipo che ha continuato ad erodere il sistema costituzionale americano di politica pubblica e libertà civili.

11/9: non solo una operazione dello Stato nello Stato, ma un’operazione contro la Costituzione

Si tratta in ogni caso di un’azione dello Stato nello Stato di un grado nuovo e senza precedenti. Questo genere di azioni volte al controllo politico nella nostra nazione sono molto più frequenti di quanto la maggior parte di noi voglia riconoscere. A partire dagli omicidi eccellenti degli anni 60 ed inizio 70 – tutte azioni dello Stato nello Stato – almeno altri sei politici sono morti in incidenti aerei. Benché molti di questi incidenti fossero accidentali, colpisce il fatto che soltanto un repubblicano sia morto in questo modo, contro i cinque democratici38. I resoconti ufficiali delle morti di tre di questi democratici – il senatore Paul Wellstone e i parlamentari Hale Boggs e Nick Begick – sono state messi in discussione, così come la morte “accidentale” molto sospetta del sindacalista dello UAW Walter Reuther, in un incidente aereo nel 197039.

Di queste azioni dello Stato nello Stato, alcune – specialmente l’assassinio di JFK – emergono per il loro impatto profondo sulla società politica americana. Le tre più importanti guerre americane dopo la Seconda Guerra Mondiale – Corea, Vietnam e ora Iraq – sono state tutte precedute da eventi di questo genere che hanno progressivamente contribuito a definire l’attuale economia di guerra americana. Visto in questo modo, l’11 settembre si inserisce in una sequenza nella quale viene preceduto dal secondo incidente del Golfo del Tonchino e dagli intrighi e bugie del giugno 1950 riguardo alla Corea.

Ma di tutti questi eventi, l’11 settembre può essere considerato il primo ad avere implicazioni non solo strumentali, ma anche costituzionali. Perché, con l’introduzione dei COG prima delle 10 del mattino dell’11 settembre 2001, lo status della costituzione americana nella società americana è cambiato, in un modo che ancora prevale. Cosa i COG significhino in pratica ci è ancora ampiamente ignoto. Però è chiaro che le innovazioni dei COG dopo l’11 settembre, invalidando l’Habeas Corpus ed il Quarto Emendamento40, hanno reso la nostra situazione costituzionale più simile a quella della Gran Bretagna, dove le leggi scritte sono esplicitamente limitate e superate da una vaga Prerogativa Regale41: un insieme di poteri che appartengono al Sovrano, privi di qualunque base legale42.

L’abuso della Prerogativa Regale è stato una delle principali lamentele che hanno portato alla Rivoluzione Americana. Allora come oggi essa era connessa all’allestimento da parte dell’impero di eserciti da condurre in guerra. Si potrebbe dire che, nell’America di oggi, i poteri necessari ad imporre un dominio globale sul mondo ancora una volta sono giunti a limitare il raggio d’azione dello Stato basato sulla costituzione.

Il grado di limitazione cui il potere presidenziale è legato da leggi parlamentari è stato e sarà continuamente e ampiamente dibattuto. Tuttavia è chiaro che l’amministrazione Bush ha riesumato quella visione estremistica o monarchica espressa, per la prima volta nella storia politica americana, dal presidente Richard Nixon: “quando lo fa il presidente, significa che non è illegale.”43

Jack Goldsmith, ex assistente del Procuratore Generale dell’amministrazione Bush, ha riferito che, all’interno della Casa Bianca, il consigliere legale di Dick Cheney, David Addington, spesso sosteneva che “la costituzione conferisce al presidente il potere di esercitare la prerogativa di fare ciò che è necessario per salvare la nazione in una situazione di emergenza.”44 Goldsmith conclude dicendo che “la presidenza, all’epoca del terrorismo – la Presidenza del Terrore – è affetta da molti dei difetti della presidenza imperialistica di Nixon.” 45

Cheney, sostenuto da Addington, ha espresso chiaramente nel suo Rapporto di Minoranza sull’affaire Iran-Contras del 1987 il suo convincimento che “il Capo dell’Esecutivo di tanto in tanto si sentirà in dovere di affermare la nozione monarchica della prerogativa che gli permetterà di agire al di sopra della legge.” Cheney sosteneva questa affermazione portando ad esempio l’Acquisto della Louisiana di Jefferson46, che Jefferson, senza usare la parola “prerogativa”, aveva giustificato in base “alla legge della necessità, dell’autoconservazione, e del servire la nostra nazione quando in pericolo.”47 Ma la difesa di Cheney-Addington di una prerogativa senza limiti ad una guerra al terrore senza limiti ha molte più cose in comune con la teoria legale monarchica del 17° secolo, che non con il singolo ricorso a tale azione, dopo una vita spesa ad attaccare l’idea di Prerogativa Reale, da parte di Jefferson.”48

Come esempio di questa visione illimitata o monarchica dei poteri esecutivi, abbiamo assistito al dibattito sulla possibilità o meno da parte del presidente di ignorare o accantonare gli obblighi internazionali che proibiscono la tortura. Prima che venissero proclamati i COG, l’11 settembre 2001, una rete di leggi sviluppate per mezzo di pesi e contrappesi da parte di tutti e tre i rami delle istituzioni federali proibiva la tortura. “Non sarebbe durato.”49

Coerentemente con la pianificazione dei COG negli anni 80, l’amministrazione Bush ha compiuto delle incursioni simili contro l’Habeas Corpus, un diritto conferito dalla Magna Carta, riconfermato dal parlamento inglese nel 1679 e citato nella costituzione americana. Nondimeno, per definire l’attuale crisi costituzionale che stiamo affrontando, è importante vedere che questa crisi non è un evento anomalo e senza precedenti, ma radicato in decenni di preparazione.

11/9, le azioni dello Stato nello Stato e la mentalità di dominio globale nella società americana

La continuità delle azioni dello Stato nello Stato è parte del problema con cui devono confrontarsi coloro che desiderano comprendere e cambiare ciò che ne sta alla base. Perché i media ufficiali americani (quali ora li possiamo vedere con chiarezza) sono implicati a tal punto nelle bugie su Corea, Golfo del Tonchino e l’assassinio di JFK che, al pari del governo, ora hanno un interesse manifesto nell’impedire che emerga la verità riguardo ad uno di questi eventi 50.

Ciò significa che l’attuale minaccia ai diritti costituzionali non deriva dal solo Stato nello Stato. Come ho scritto altrove, il problema è una mentalità di dominio globale che è preponderante non solo a Washington ma anche nei media ufficiali e persino nelle università, una mentalità che è arrivata ad accettare i recenti attacchi alle libertà costituzionali e che stigmatizza, o perlomeno risponde col silenzio, a chi è allarmato da tali attacchi51. Così come l’accettazione di una “logica del branco” è condizione necessaria per l’avanzamento all’interno dello Stato, allo stesso modo l’accettazione della nozione di decoro tipica di questa mentalità è divenuta sempre più il requisito per partecipare alle vita pubblica che conta.

Dicendo questo, intendo qualcosa di più specifico del pervasivo “consenso creato dagli affari” che una volta Gabriel Kolko ha affermato essere “una realtà fondamentale”, sottolineando come “una classe dominante rende i propri piani operativi.”52 Sarei d’accordo nell’affermare che, a partire dall’era Reagan, la mentalità che descrivo si è via via più chiaramente identificata con la mentalità di una casta determinata a proteggere i propri privilegi e persino ad ampliarli a danno del resto della società.

Ma la mentalità cui mi riferisco è più ristretta nei suoi scopi – inizialmente preoccupata di difendere ed ora progressivamente più preoccupata ad allargare il dominio dell’America sul mondo, in un’epoca di risorse finite e sempre più scarse. Ed è anche sempre meno un consenso e sempre più un luogo di profonde divisioni e dibattiti.

Chiaramente questa mentalità non è monolitica. Ci sono stati continui dissensi al suo interno, per esempio quando James Risen ed Eric Lichtblau hanno rivelato al New York Times che l’amministrazione Bush, in spregio del FISA Act53, è stata impegnata nella sorveglianza elettronica senza mandato di telefonate all’interno degli Stati Uniti54. Ma su altre questioni, soprattutto sulla guerra in Iraq, il New York Times ha ampiamente mancato di giocare quel ruolo di critico giudizioso come fece per la guerra in Vietnam. In generale, come racconta Kristina Borejsson nel suo devastante libro, “il giornalismo investigativo si sta gradualmente riducendo [..] perché costa, attira le denunce e può essere contrario agli interessi aziendali e/o alle connessioni governative del dipartimento media della società madre.”55 E come nei confronti del pensiero critico riguardo all’11/9, come prima riguardo all’assassinio di Kennedy, il Washington Post, prevedibilmente, ha fatto di più, descrivendo il movimento per la verità sull’11 settembre come un “cacofonico e ruspante […] mucchio di complottisti.56

Secondo una ricerca di Lexis Nexis, il New York Times non ha dato notizia dell’affermazione, molto interessante, del Procuratore Generale Gonzalez secondo cui “nella costituzione non viene espressa chiaramente la garanzia all’Habeas Corpus” (il Washington Post l’ha riportata, senza commento, in un articolo di 197 parole57). E sulla questione della torture persino Michael Ignatieff, professore liberale di Harvard, in un libro pubblicato dall’università, partendo da un punto di vista neutro (“una democrazia è dedita sia alla sicurezza della maggioranza sia ai diritti del singolo”), ha sostenuto una allarmante difesa dell’”interrogatorio coercitivo”58.

In questo stato di cose, devo dire, internet offre una possibilità di opposizione dall’importanza politica potenzialmente enorme.

NOTE

1 Nel solo marzo 1962, l’OAS ha messo una media di 120 bombe al giorno (”The Generals’ Putsch,” http://countrystudies.us/algeria/34.htm). N.B. La numerazione delle note differisce da quella originale, in quanto contiene anche le note alla traduzione, N.d.T.

 

 

2 BBC News, 24/11/2006: “Alexander Litvinenko ha scritto un libro in cui asserisce che agenti del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) abbiano coordinato gli attacchi dinamitardi agli edifici residenziali del 1999, che hanno ucciso più di 300 persone.

3 In inglese “deep state”, cioè “Stato profondo”. Poiché in questo caso l’accento è posto sul fatto di operare da dentro lo Stato vero e proprio ma in segreto e attraverso un sodalizio con la criminalità organizzata, con mezzi e procedure che spesso prevalicano lo Stato medesimo, si è preferito renderlo con con una formula che in italiano ha la stessa valenza e che è già stata usata con lo stesso significato, N.d.T.

4 Gareth Jenkins, “Susurluk and the Legacy of Turkey’s Dirty War,” Terrorism Monitor, 1/5/2008. http://www.jamestown.org/terrorism/news/article.php?articleid=2374142

5 Nicholas Birch, Irish Times, 26/11/2005, http://www.ireland.com/newspaper/world/2005/1126/1908792893FR26TURKEY.html. L’ex presidente turco e primo ministro Suleyman Demirel in seguito ha commentato dicendo che “è un principio fondamentale che ci sia un solo stato. Nel nostro Paese ce ne sono due […] C’è uno Stato nascosto ed un altro Stato […] Quello che dovrebbe essere vero è quello in più, quello che dovrebbe essere in più è quello vero. (Jon Gorvett, “Turkey’s `Deep State’ Surfaces in Former President’s Words, Deeds in Kurdish Town,” Washington Report on Middle East Affairs, January/February 2006, http://www.washington-report.org/archives/Jan_Feb_2006/0601037.html )

6 Jenkins, “Susurluk and the Legacy of Turkey’s Dirty War.” Una ricerca su Google del 7 giugno 2008 di “Semdinli + PKK” nelle più importanti pubblicazioni in lingua inglese forniva 157 risultati. Di questi, solo due erano americani. Uno di questi due (Washington Time, 6/12/2006) non ha fatto alcun accenno al coinvolgimento dello Stato nello Stato. L’altro (Newsweek, 28/11/2005) ha definito lo Stato nello Stato senza fare accenno al coinvolgimento della criminalità. Una ricerca simile per “Stato nello Stato” rivela la stessa scarsità di copertura nei media americani.

7 Peter Dale Scott, The Road to 9/11: Wealth, Empire, and the Future of America, Berkeley and Los Angeles, University of California Press 2007, 4-7, 14-17, etc.

8 Scott, The Road to 9/11, 121-22, 124-27, 163-69.

9 Scott, The Road to 9/11, 139-42, 150-60, etc.; Peter Lance, Triple Cross: How bin Laden’s Master Spy Penetrated the CIA, the Green Berets, and the FBI –and Why Patrick Fitzgerald Failed to Stop Him, New York, Regan/HarperCollins 2006).

10 Toronto Globe and Mail, 22/11/2001, citato in Scott, The Road to 9/11, 153. Non è un caso che la stampa ufficiale americana sia rimasta in silenzio, non solo riguardo a questo importante fatto, ma anche riguardo ai due libri che lo riportavano: Triple Cross di Peter Lance ed il mio The Road to 9/11. Triple Cross alla fine è stato menzionato nel New York Times ma solo perché l’editore, Judith Regan, è stata licenziata dalla corporation dell’informazione di Ruper Murdoch (New York Times, 19/12/2006).

11 Il 10/10/2002 il Procuratore Generale John Ashcroft ha invocato il segreto di stato per impedire che la Edmonds rivelasse la natura del proprio lavoro con la motivazione che questo avrebbe messo in pericolo la sicurezza nazionale.

12 Il riferimento è alla guerra in Kosovo del 1999, in cui la Nato si è schierata al fianco dell’UCK contro la Serbia, N.d.T.

13 Daniel Ellsberg e Kris Welch, KPFA, 26/8/06,
http://wotisitgood4.blogspot.com/2006/10/ellsberg-hastert-got-suitcases-of-al.html.

14 Vanity Fair, settembre 2005. Secondo il sito dell’ATC, “una delle associazioni d’affari leader degli Stati Uniti, il Consiglio Turco-Americano (ATC) si dedica ad un effettivo rafforzamento delle relazioni Usa-Turchia attraverso la promozione di relazioni commerciali, di difesa, tecnologiche e culturali. I suoi eterogenei membri includono appartenenti alla lista dei 500 di Fortune, aziende americane e turche, multinazionali, organizzazioni nonprofit e singole personalità con un interesse nelle relazioni Usa-Turchia.” E’ quindi comparabile al Consiglio per la Sicurezza Americano, le cui attività nel 1963 sono discusse in Scott, Deep Politics, p.e. 292.

La Edmond è stata parzialmente corroborata da Huseyin Baybasin, altra figura del traffico di eroina turco ora in prigione in Olanda, nel suo libro Trial by Fire: “Ero con la mafia ma stavo portando a termine questo lavoro con lo stesso gruppo mafioso del quale facevano parte quelli che comandavano in Turchia”. Baybasin sostiene di essere stato assistito da ufficiali turchi che lavoravano per la Nato in Belgio (”The Susurluk Legacy,” di Adrian Gatton, Druglink Magazine, nov/dec 2006, http://adriangatton.com/archive/1990_01_01_archive.html ).

15 Anche nel 2003 l’ex consulente del governo Chalmers Johnson ha dichiarato in un’intervista che quello che era accaduto in Florida dopo le elezioni del 2000 era un “colpo di stato” (Critical Asian Studies, 35, no. 2 [2003], 303). Lo stesso anno Bill Moyers, un veterano dell’amministrazione Johnson, ha definito le mosse di G.W. Bush per riallineare il governo “il più radicale assalto alla nozione di nazione, indivisibile, che sia capitato nel corso della nostra vita” (testo del discorso alla conferenza della Take Back America, sostenuta dalla Campaign for America’s Future, 4/62003, Washington, DC.

http://www.commondreams.org/views03/0610-11.htm).

16 Intervista di Alex Jones del 2/11/2006, http://jonesreport.com/articles/021106_vidal.html.

17 Ed Encho, “9/11: Cover For a Coup D’Etat?” OpEdNews, 27/5/2008, http://www.opednews.com/maxwrite/diarypage.php?did=7521.

18 9/11 Commission Report, 38, 326; Scott, Road to 9/11, 228-29.

19 Ross Gelbspan, Break-ins, Death Threats, and the FBI: The Covert War against the Central America Movement, Boston, South End Press 1991, 184, citato in Scott, The Road to 9/11, 183-87; Alfonso Chardy, Miami Herald, 5/7/1987.

20 Robert Parry, Gonzales Questions Habeas Corpus, Baltimore Chronicle, 19/1/2007, http://baltimorechronicle.com/2007/011907Parry.shtml.

21 William R. Corson, The Armies of Ignorance: The Rise of the American Intelligence Empire, New York, Dial 1977, 315–21, citato in Cumings, The Origins of the Korean War, Vol II, 611, 613; l’intero passaggio è citato in Peter Dale Scott, Drugs, Oil, and War: The United States in Afghanistan, Colombia, and Indochina, Lanham, MD, Rowman & Littlefield 2003, 61. Cumings cita ulteriormente dalla testimonianza di Dean Rusk al Congresso del 20 giugno: “Non vediamo alcuna indicazione attuale per cui la gente oltre il confine abbia intenzione di combattere una guerra su larga scala a questo scopo” (occupare la Corea del sud). Fa notare che il generale Ridgway in seguito dirà di “essere stato scosso” dalla rassicurante testimonianza di Dean Rusk.

22 Cumings, Origins, II, 600-01. La selezione delle mie citazioni non può rendere giustizia alla complessità del libro di Cumings, che presenta tre differenti possibili spiegazioni per lo scoppio della guerra. Cumings delinea un contesto per la il futuro della penisola – ed anche per Taiwan – nel quale i leader locali di entrambi gli schieramenti cercavano il supporto delle rispettive superpotenze.

23 Gavin McCormack, Cold War/Hot War, Sydney, Hale and Iremonger 1983, 97, citato in Cumings, Origins, II, 547; E. Gough Whitlam, A Pacific Community Cambridge, MA, Harvard UP 1981, 57-58.

24 Cumings, Origins, II, 527.

25 Cumings, Origins, II, 600, 601. Yi Pōm-sōk, a favore di Chiang, spingeva per un attacco contro la Corea del nord. Kim Sōk-won era un comandante coreano che in precedenza aveva attaccato la Corea del nord. Tiger Kim era un veterano coreano dell’esercito giapponese vicino a Rhee, un criminale di guerra.

26 James Bamford, Body of Secrets, New York, Doubleday 2001, 301. William Bundy non è d’accordo con questo giudizio, sostenendo che un’escalation della guerra verso nord “non si accordava per nulla ai nostri piani” (Robert McNamara, “The Tonkin Gulf Resolution,” in Andrew Jon Rotter, Light at the End of the Tunnel: A Vietnam War Anthology, New York, St. Martin’s Press 1991, 83). Ma Ball è stato corretto nel riportare che i bombardamenti si accordavano ai piani di qualcuno.

27 Peter Dale Scott, The War Conspiracy: JFK, 9/11, and the Deep Politics of War, Ipswich, MA, Mary Ferrell Foundation Press 2008, 178-215.

28 Da Wikipedia: SIGINT, abbreviazione delle parole inglesi SIGnals INTelligence, è l’attività di raccolta di informazioni mediante l’intercettazione e analisi di segnali, sia emessi tra persone (ad esempio comunicazioni radio) sia tra macchine (è il caso dell’Electronic signals intelligence) o una combinazione delle due, N.d.T.

29 Robert J. Hanyok, Skunks, Bogies, Silent Hounds, and the Flying Fish: The Gulf of Tonkin Mystery, 2-4 agosto 1964,Cryptologic Quarterly, declassificato nel National Security Archive Electronic Briefing Book No. 132.

http://www.gwu.edu/~nsarchiv/NSAEBB/NSAEBB132/relea00012.pdf.

30 Ray McGovern, CIA, Iran & the Gulf of Tonkin, ConsortiumNews, 12/1/2008 http://www.consortiumnews.com/2008/011108a.html.

31 Roger Hilsman, To Move a Nation, Garden City, N.Y., Doubleday 1967, 318, 314, citato in Scott, War Conspiracy (2008), 132, cfr. 67.

32 Scott, War Conspiracy (2008), 88, 93-103.

33 “National Security Advisor Holds Press Briefing,” White House Website, 16/5/2002 http://www.whitehouse.gov/news/releases/2002/05/20020516-13.html.

Sappiamo che l’11/9 c’erano numerosi giochi di guerra ed esercitazioni, compresa un’esercitazione al National Reconnaissance Office vicino all’aeroporto Dulles, per testare le reazioni “nel caso in cui un aereo stesse per colpire un edificio” (Scott, Road to 9/11, 215-16; Evening Standard [Londra], 22/8/2002; Boston Globe, 11/9/2002, http://www.boston.com/news/packages/sept11/anniversary/wire_stories/0903_plane_exercise.htm).

34 9/11 Commission Report, 259, 271; Lawrence Wright, The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11, New York, Knopf 2006, 352-54 (agente dell’FBI). Dopo l’11/9 un altro agente dell’Fbi è stato anche più duro: “Loro [la Cia] non volevano che l’Fbi si intromettesse nei loro affari, ecco perché non lo hanno detto all’Fbi […] Ecco perché l’11/9 è accaduto. Ecco perché è accaduto […] Hanno le mani sporche di sangue. Hanno tremila morti sulla coscienza (James Bamford, A Pretext for War: 9/11, Iraq, and the Abuse of America’s Intelligence Agencies, New York, Doubleday 2004, 224).

35 Clarence M. Kelley, Kelley: The Story of an FBI Director, Kansas City, Andrews, McMeel, & Parker 1987, 268, citato in Scott, The War Conspiracy (2008), 389.

36 Jefferson Morley, Our Man in Mexico: Winston Scott and the Hidden History of the CIA, Lawrence, KA, University Press of Kansas 2008, 196-98; discussione in Scott, The War Conspiracy (2008), 387-88.

37 Lawrence Wright, The Agent, New Yorker, 10 e 17/07/2006, 68; discussione in Scott, The War Conspiracy (2008), 388-89.

38 Anche i senatori repubblicani Heinz e Tower sono morti in incidenti aerei, ma in seguito alla collisione di due velivoli. Il democratico conservatore Larry McDonald è morto quando un aereo di linea civile KAL 007 è stato abbattuto da intercettori sovietici nel settembre 1983.

39 Michael Parenti, Dirty Truths, San Francisco, City Lights Books 1996, 201, 206: “Negli anni precedenti all’incidente fatale ci sono stati dei tentativi di omicidio contro Walter e Victor [Reuther]. Victor ritiene che l’attentato nei suoi confronti fosse un messaggio per Walter. In ognuna di queste occasioni, le agenzie di sicurezza statali e federali si sono dimostrate assai indolenti nei loro sforzi investigativi, suggerendo la possibilità di una collusione ufficiale o quantomeno di tolleranza verso il gesto criminale. […] Terzo, come nel sospetto scampato incidente accaduto l’anno prima, anche nell’incidente mortale c’era la presenza di un altimetro malfunzionante in un piccolo aereo. E’ una notevole coincidenza che Reuther sia salito su due aeroplani che avevano l’esatta medesima avaria in quel breve arco di tempo. […] In una successiva intervista a noi rilasciata, Victor fa anche notare: ‘C’è stata ostilità da parte del governo per un po’ di tempo [prima dell’incidente]. Non era solo la presa di posizione di Walter riguardo il Vietnam e la Cambogia a far arrabbiare Nixon, ma ho anche scoperto alcuni elementi della Cia all’interno del sindacato, e anche questo era associato a Walter […] C’è una linea sottile tra la mafia e la Cia. Ci sono molte sovrapposizioni. Lungo tutta la storia delle relazioni sindacali è presente una sordida storia dell’industria in associazione con Hoover e la mafia […] Bisogna cercare all’interno dei gruppi aziendali di destra e i loro collegamenti con il sistema di sicurezza nazionale.’ Cercare all’interno di queste cose non è un compito facile. L’Fbi continua a rifiutarsi di rilasciare quasi 200 pagine di documenti riguardanti la morte di Reuther, compresa l’abbondante corrispondenza tra gli uffici locali dell’Fbi e Hoover. E molti dei documenti rilasciati – alcuni dei quali sono vecchi di 40 anni – hanno perso completamente l’inchiostro. E’ difficile riuscire a cercare di capire di quale preoccupazione per la sicurezza nazionale si parli o perché l’Fbi e la Cia continuino a mantenere dei segreti riguardo alla vita e alla morte di Walter Reuther.

40 “Il diritto del popolo ad essere sicuro nella propria persona, abitazione, documenti ed effetti contro perquisizioni e confische irragionevoli, non sarà violato e non verrano emessi Mandati se non in forza di una causa probabile, sostenuta da Giuramento o affermazione, e che descrivano nei particolari il luogo da perquisire e le persone o le cose da detenere o confiscare” N.d.T.

41 Da Wikipedia: nel regno d’Inghilterra (fino al 1707), nel Regno di Gran Bretagna (1707–1800) e nel Regno Unito (dal 1802) la Prerogativa Reale storicamente era una delle caratteristiche centrali del governo del regno. Il costituzionalista AV Dicey fornisce la definizione standard di cosa sono i poteri di prerogativa: “[…] la restante porzione dell’originale autorità della Corona, ed è di conseguenza […] il nome del residuo di potere discrezionale lasciato in qualsiasi momento nelle mani della Corona, sia che questo potere sia di fatto esercitato dal Re in persona o dai suoi Ministri.”

42 Si veda la discussione in Jack N. Rakove, Taking the Prerogative out of the Presidency: An Originalist Perspective, Presidential Studies Quarterly 37.1, 85–100; Frederick A.O. Schwarz, Jr. and Aziz Z. Huq, Unchecked and Unbalanced, Presidential Power in a Time of Terror, New York, Rodale 2007, 153-58.

43 Intervista con David Frost, trasmessa l’11/5/977; citata in Schwarz and Huq, Unchecked and Unbalanced, 159; Robert D. Sloane, The Scope of Executive Power in the Twenty-First Century: An Introduction, Boston University Law Review 88:341 http://www.bu.edu/law/central/jd/organizations/journals/bulr/documents/SLOANE.pdf, 346.

44 Jack Goldsmith, The Terror Presidency: Law and Judgment inside the Bush Administration, New York, W.W. Norton 2007, 82.

45 Goldsmith, The Terror Presidency, 183.

46 Da Wikipedia: “Il cosiddetto “Acquisto della Louisiana” fu l’acquisizione da parte degli Stati Uniti dai francesi nel 1803 di 2.140.000 km² di territorio allora conosciuto con il nome di Louisiana. Il costo fu di 11.250.000 dollari i quali sommati all’estinzione dei debiti ed agli interessi raggiunsero la cifra totale di 23.213.568. […] Questa acquisizione segnò un momento importante per la presidenza di Thomas Jefferson anche se al momento si scontrò con l’opposizione interna, la quale sosteneva che una compravendita di territori fosse anticostituzionale […]” N.d.T.

47 Minority Report, Report of the Congressional Committees Investigating the Iran-Contra Affair, 100th Congress. 1st Session, H. Rept No 100-433, S. Rept No. 100-216, p. 465.

48 Schwarz and Huq, Unchecked and Unbalanced, 174.

49 Schwarz and Huq, Unchecked and Unbalanced, 72; cfr. Sloane, The Scope of Executive Power, 347.

50 Cfr. il giornalista investigativo e critico dei media Philip Weiss, When Black Becomes White, in Kristina Borjesson, Into the Buzzsaw: Leading Journalists Expose the Myth of a Free Press Amherst, NY, Prometheus Books 2002, 186: “La risposta dei media ufficiali [alle teorie sull’assassinio di Kennedy] è stata monotona – nel riportare solennemente e stoicamente le asserzioni del governo, sempre e comunque.”

51 Scott, War Conspiracy, 10, 383, 395.

52 Gabriel Kolko, The Roots of American Foreign Policy, Boston, Beacon 1969, xii-xiii.

3 Da Wikipedia: Il “Foreign Intelligence Surveillance Act” (FISA, Atto sulla sorveglianza e l’intelligence straniera) del 1978 detta le procedure per la sorveglianza fisica ed elettronica e per la raccolta delle informazioni sulle intelligence straniere (foreign intelligence information) fra le “potenze straniere” (foreign powers), N.d.T.

 

 

54 James Risen and Eric Lichtblau, Spying Program Snared U.S. Calls, New York Times, 21/12/2005.

55 Borjesson, Into the Buzzsaw, 13. Persino l’ex portavoce di George Bush, Scott McClellan, si è riferito ai media nel suo libro definendoli “complici che hanno permesso” la propaganda di guerra dell’amministrazione Bush (Scott McClellan, What Happened: Inside the Bush White House and Washington’s Culture of Deception, New York, Public Affairs 2008, 70, 125).

56 Washington Post, 8/9/2006. Cfr. BBC, Paranoia paradise, 4/4/2002

http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/1909378.stm.

La tecnica comune a questo genere di saggi è quella di concentrarsi su credenze assurdamente eccentriche e cercare di spacciarle come rappresentative.

57 Washington Post, 23/1/2007. In ogni caso, il 4 marzo 2004, il Washington Pos ha trattato la discussione in una recensione favorevole del libro dell’ex parlamentare repubblicano Mickey Edwards, Conservatism: How a Great American Political Movement Got Lost – And How It Can Find Its Way Back.

58 Michael Ignatieff, The Lesser Evil: Political Ethics in an Age of Terror, Princeton NJ, Princeton University Press 2004, 8. Titolo originale: “9/11, Deep State Violence and the Hope of Internet Politics”