Fidel Castro: ”Al-Qaeda è un’invenzione dell’amministrazione Bush per mettere in atto il suo programma”. In un articolo pubblicato domenica 23 novembre l’ex presidente cubano sostiene che il gruppo terrorista “è nato dalle viscere dell’impero”, dove per “impero” intende gli Stati Uniti. Dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, l’amministrazione Bush giurò che avrebbe catturato Osama Bin Laden, leader di Al-Qaeda, che si dice essersi assunto la responsabilità degli attacchi letali sul suolo americano.

“[Al-Qaeda] è l’esempio tipico del nemico fatto penzolare dove più fa comodo agli egemoni per giustificare le loro azioni, inventandosi attacchi di nemici fantomatici, col fine di rafforzare i loro piani di dominio” asserisce l’ex presidente cubano. Secondo Castro, gli americani sono stati fuorviati dal loro governo circa la portata degli attacchi terroristici del 2001.

Se questo è un terrorista

≡ Categoria: Articoli 27 Novembre 2008

di Pino Cabras - Megachip


Ziad Jarrah, nelle versioni ufficiali dell’11/9, era il fondamentalista fanatico e suicida che pilotò l’aereo dirottato della United Airlines (volo 93) fino al suo schianto nelle campagne della Pennsylvania. Oggi ci viene mostrato un suo video risalente a qualche tempo prima. Come gli altri documenti sul “gruppo di fuoco” dei mega-attentati, anche questo conferma anomalie stridenti per il ritratto di un fondamentalista.

“Al Qaeda ad Obama: “Sei solo un negro filoisraeliano”. “Al Zawahiri minaccia e insulta Obama”. “Al Qaeda agli Usa: convertitevi e ritiratevi”. Aperture in prima pagina, primi titoli dei Tg. Titoli aggressivi, i linguaggi ostentati.

Nelle ultime settimane la stampa italiana, come ben descritto in un articolo di Paolo Maccioni su Megachip, si sta smarcando drasticamente dall’agenda informativa mondiale. Se in Italia si aprono telegiornali e prime pagine sulle dichiarazioni più o meno attendibili di terroristi e fondamentalisti islamici, risulta assai grottesco verificare sui più importanti quotidiani americani, dal «Washington Post», al «Wall Street Journal» fino al «New York Times», un totale o quasi disinteresse per le medesime questioni. I nostri media si prodigano in decine di editoriali, approfondimenti e riesumazioni degli episodi più sensazionali dell’11 Settembre. Oltreoceano, paradossalmente, concedono solo brevi, piccoli flash, al massimo articoli di spalla ad eventi correlati all’inasprimento del conflitto in Afghanistan, alla difficile normalizzazione dell’Iraq e ancora alle tensioni con l’Iran.

di Michel Chossudovsky - Globalresearch

Già da diversi anni gli alti responsabili dell’amministrazione Bush, inclusi il presidente e il vicepresidente, hanno affermato, in termini non equivoci, che ci sarà “un nuovo 11 settembre”. Le citazioni dei discorsi presidenziali e dei documenti ufficiali sono innumerevoli. L’America è minacciata:

“I prossimi imminenti attacchi… saranno d’intensità pari o superiore a quelli dell’11 settembre… Ed è più che ovvio che la capitale della nazione e New York saranno due obiettivi presenti in ogni lista…” (Tom Ridge, ex segretario del Dipartimento della sicurezza interna, dicembre 2003)

“Voi vi chiedete, ‘È un problema serio?’ Si, potete metterci la mano sul fuoco. Non si adottano decisioni simili se la situazione non è molto seria”. (Donald Rumsfeld, ex segretario alla difesa, dicembre 2003)

“… Informazioni attendibili indicano che Al Qaeda sta portando avanti i suoi piani per scatenare un attacco a grande scala negli Stati Uniti, nel tentativo di distruggere le nostre procedure democratiche… (Tom Ridge, ex segretario del Dipartimento della sicurezza interna, 8 luglio 2004)

di Pino Cabras

E’ un politico molto determinato, il giapponese Yukihisa Fujita. Quest’anno ha portato in parlamento per ben tre volte la sua forte critica alle versioni ufficiali dell’11 settembre 2001, con crescente solennità e consenso. Il suo discorso del 22 ottobre 2008 ha fatto spellare le mani dei colleghi parlamentari, specie quelli del Minshutō, il Partito Democratico del Giappone. Questo partito è la principale forza di opposizione all’eterno Partito Liberaldemocratico, la Balena Bianca nipponica. Come il Partito Democratico nostrano, il Minshutō è nato dalla fusione di diverse formazioni socialiste e moderate. Diversamente dall’omologo italiano, tuttavia, ha una politica estera molto coraggiosa e molto ferma contro la guerra. La leadership del partito ha capito che smontare l’11/9 è la chiave di volta di una qualsiasi questione di pace. Perciò Fujita non è solo. Si badi, è importante. Il Minshutō non è un partitello dello zerovirgola. Ha perfino la maggioranza relativa (109 seggi su 242) alla camera alta (la Camera dei Consiglieri, o Sangiin), e da molti osservatori è ritenuto in grado di diventare alle prossime elezioni, per la prima volta, la forza trainante di un governo alternativo.
Il fatto che un partito con queste concrete ambizioni di governo non consideri la critica all’11/9 un argomento tabù, ma un tema da approfondire perentoriamente, deve fare riflettere.