di Pino Cabras 

Era metà agosto 2008, lo stesso periodo in cui si accendevano i riflettori sul rapporto finale del NIST sul crollo dell’Edificio 7. È in quei giorni che ha perso la vita un testimone chiave dell’11 settembre. Aveva solo 53 anni. Si chiamava Barry Jennings, funzionario della gestione delle emergenze. Lo scorso giugno fu divulgato un video nel quale parlava in dettaglio di esplosioni all’interno dell’Edificio 7 del WTC. Riferiva di esplosioni che avvenivano prima dei crolli delle Twin Towers. Jennings raccontava anche di aver scavalcato i cadaveri delle vittime mentre cercava di abbandonare il palazzo.

Il filmato - tempo prima – sarebbe dovuto comparire nel film Loose Change Final Cut. Ma Jennings non aveva più voluto, dopo aver ricevuto delle minacce. A giugno 2008 il video fu infine pubblicato perché si sapeva che qualche settimana dopo, il 6 luglio 2008, ci sarebbe stato un documentario della BBC sull’Edificio 7 che – a quel punto – non avrebbe più potuto ignorare la versione originaria di Jennings. Un racconto, il suo, che in nulla si prestava a confermare le versioni ufficiali dei fatti, anzi le contraddiceva clamorosamente.

Dunque ora sappiamo che Jennings è morto, ma quasi nulla si sa delle circostanze della sua scomparsa. Molti blog e siti insistono per ottenere più notizie. Di certo le eventuali nuove inchieste sull’11/9 non otterranno più la sua testimonianza.

La notizia su Jennings segue a ruota quella sulla scomparsa di un altro eroe e testimone oculare dell’11/9, Kenny Johannemann, del quale si è registrato il suicidio dodici giorni prima del settimo anniversario dei mega attentati. Anche Johannemann aveva testimoniato a caldo di aver udito fortissime esplosioni nelle torri.

Il tema delle esplosioni sembra confermarsi preoccupante per la salute di chi ne tratta troppo da vicino. Il giornalista e scrittore Hunter S. Thompson stava portando avanti un’inchiesta sull’ipotesi di cariche esplosive sistemate nelle fondamenta delle torri, prima del suo presunto e strano suicidio, avvenuto il 20 febbraio 2005. Solo il giorno prima, a un suo amico giornalista Thompson avrebbe confidato di temere per la propria vita: «“faranno in modo che sembri un suicidio” ha detto. “So come ragionano quei bastardi …”».
La sua famiglia precisò che Thompson non era depresso, né aveva problemi di salute che lo avrebbero potuto spingere a togliersi la vita.

Tornando alla calda estate 2008, al di là delle esplosioni, anche l’antrace è un tema pericoloso. Il 29 luglio un’overdose di taylenol e codeina ha ucciso lo scienziato che avrebbe potuto svelare il giallo delle lettere all’antrace del 2001, Bruce Ivins. Un altro “suicidio”. L’FBI sostiene che Ivins era il colpevole.

Così si archivia un caso.